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Alzheimer: scoperta una possibile nuova causa

Alzheimer e Virus dell’herpes

Una serie di nuovi articoli pubblicati di recente punta verso un responsabile inaspettato per la malattia di Alzheimer: il virus dell’herpes (Human Herpesvirus, HHV). La causa del morbo non sarebbe però l’azione diretta del virus, ma la reazione delle cellule cerebrali all’infezione.

In particolare, i ricercatori hanno trovato in un campione di cervelli appartenuti a persone affette dal morbo, alti livelli di HHV-6 e HHV-7, due ceppi di herpesvirus associati ad una comune malattia infantile, la roseola (nota anche come sesta malattia).

 

Non è chiaro però se gli herpesvirus contribuiscano allo sviluppo del morbo di Alzheimer o se, al contrario, i pazienti affetti da Alzheimer siano più sensibili a questi virus, che possono rimanere latenti nell’organismo per decenni dopo il contagio.

 

Il dibattito scientifico

Nella comunità scientifica è in corso un dibattito tra ricercatori che credono che ci sia un legame tra gli agenti patogeni infettivi e la malattia degenerativa del cervello, e coloro che invece rimangono su tesi più tradizionali. Una delle ragioni della controversia, dice James Leverenz, neurologo della Cleveland Clinic, è che gli herpesvirus “sono onnipresenti, e tantissime persone li trasportano, ma solo pochi sviluppano poi la malattia”. L’idea che un virus così comune possa contribuire a una malattia devastante sembrava infatti improbabile a molti ricercatori fino a pochi anni fa.

 

La ricerca tradizionale sull’Alzheimer si è concentrata finora su due tratti primari della malattia: le placche beta-amiloidi che si raccolgono nelle cellule nervose del cervello, danneggiandole fino a provocarne la morte, e la proteina tau, il cui malfunzionamento rallenterebbe l’escrezione delle beta amiloidi dal corpo cellulare dei neuroni. Finora però le beta amiloidi erano ritenute prodotti metabolici di scarto, e non parevano avere una funzione specifica nella fisiologia cerbrale.

 

alzheimer deficit cognitiviRicerche recenti suggeriscono piuttosto che le beta amiloidi, invece di essere un residuo metabolico, potrebbero essere tecnicamente un “peptide antimicrobico”, ovvero un meccanismo di difesa del cervello, che utilizzerebbe queste proteine per “intrappolare” il virus e quindi rallentarne la diffusione.

 

Un secondo nuovo studio attualmente in stampa al Neuron suggerisce infatti che le beta amiloidi nei pazienti affetti da Alzheimer potrebbero essere iperattivati da infezioni come l’herpes e formare placche nel tentativo di proteggere il cervello. L’ipotesi del documento – denominato “l’ipotesi di protezione antimicrobica della malattia di Alzheimer” – è che i microbi herpes innescare l’accumulo di beta A, che a sua volta innesca la malattia di Alzheimer.

 

La malattia di Alzheimer rimane comunque una patologia multifattoriale, per cui è difficile che si arrivi nel breve periodo ad una teoria che comprenda una sola causa per il suo insorgere. Ma forse il giorno in cui avremo un rimedio farmacologico si sta avvicinando.

 

 

Fonte: https://www.sciencenews.org/article/alzheimers-herpesvirus-possible-link